L’errore nella scuola è sempre stato considerato una colpa e connotato come una inadempienza: “Non ha studiato, non si è impegnato, non è stato attento!”.
Se invece non si individua una causa e l’alunno continua a sbagliare allora si pensa subito a qualche disturbo, a una patologia più o meno pesante che sicuramente viene interpretata come causa degli errori dello studente. In realtà -come sostiene Lucangeli e come riferiscono oggi le ricerche in ambito neuroscientifico- l’errore è una parte inevitabile dei processi di apprendimento. Non esiste nel processo di crescita la possibilità di non sbagliare, anzi l’errore costituisce un passaggio fondamentale per lo sviluppo di un pensiero aperto al nuovo e capace di affrontare le difficoltà.
Eppure la tradizione scolastica ha sempre attribuito all’errore una valenza negativa che, nella maggior parte degli studenti, ha veicolato e veicola la sensazione di inadeguatezza e genera frustrazione di fronte all’insuccesso.
In realtà passare attraverso l’errore è un processo logico che deve aiutare a riflettere, anche e soprattutto perché è dimostrato che solo ragionando sugli errori commessi noi siamo in grado di andare oltre e migliorare le nostre prestazioni e il nostro comportamento.
Fino alla metà del secolo scorso l’errore è stato considerato un male da eliminare, solo da poco si è giunti a rivalutarne l’importanza. Furono alcuni scienziati come Popper e pedagogisti come Maria Montessori, Freinet e Bruner che, osservando più da vicino il dispositivo dell’errore, riuscirono a individuarne anche gli aspetti positivi.
«L’errore lo si incontra quando si cerca una nuova teoria» (Baldini,2013). Ed è proprio nello studio degli errori e nelle modalità di superarlo che operano coloro che sono impegnati a fare scoperte. Per Karl Popper, la linea di demarcazione tra un sapere scientifico e uno non scientifico sta nella possibilità di confutazione del sapere ed è proprio attraverso l’individuazione degli errori e il loro superamento che si determina lo sviluppo e il progresso della conoscenza. In questo caso l’errore non è allora lo sbaglio da correggere, quanto piuttosto il rischio da dover correre se si vuole progredire verso la nuova regola scientifica.
Maria Montessori (1949) lo chiama addirittura «il Signor errore» indicandolo come un possibile “incidente di percorso” che fa parte del viaggio dell’apprendimento.
Da qui lo sviluppo degli studi sulla pedagogia dell’errore che ha progressivamente ribaltato il punto di vista degli educatori mettendo in chiaro l’inappropriatezza dell’atteggiamento di chi si limita a rilevare gli errori commessi e ad esprimere giudizi di merito su di essi. Ciò che emerge come impellente è invece la necessità di aiutare lo studente a ragionare su quello che sta imparando.
Basato sul principio del coinvolgimento dello studente nell’analisi dei propri processi mentali, l’approccio pedagogico più congruente è quello che porta lo studente a diventare gradualmente consapevole dei propri processi mentali, a ricercare le cause delle proprie cadute, a trovare le strategie più adeguate per andare oltre.
Sicuramente oggi, in un mondo che ci richiede continuamente e sempre di più di essere “performanti” (dal vocabolario Treccani: “capaci di offrire prestazioni di ottimo livello, detto in particolare di macchina o veicolo a motore”) aiutare gli studenti a ragionare sul proprio modo di agire e di pensare significa promuovere riflessioni che aiutano a conoscersi e a capire come funziona la propria mente che non agisce meccanicamente ma tiene conto di aspetti emotivi e intenzionalità personali. Voglio dire che ognuno di noi, per superare un ostacolo e quindi per correggere l’errore in cui ci si è imbattuti, deve necessariamente farsi delle domande: «ma posso mettere in atto altre strade per superarlo? ce la faccio con quello che so? dove posso trovare un aiuto per farcela? ma mi interessa farcela?» Solo in questo modo la persona diventa consapevole e capace di andare oltre l’ostacolo e, come già diceva Dewey (1954), di diventare artefice e costruttore dei propri apprendimenti. Si tratta di un approccio definito “metacognitivo” (metacognizione = pensare il proprio pensiero per dirigerlo) il quale punta a fare in modo che la persona, qualsiasi persona ma nel nostro caso lo studente, possa diventare consapevole dei processi di pensiero messi in atto dalla propria mente e imparare a controllarli acquisendo maggiore fiducia nelle proprie capacità e utilizzando le proprie risorse per trasformare i desideri in obiettivi raggiungibili.
Con la consapevolezza che si può sbagliare ma che si possono trovare dentro di sé modalità per migliorarsi, diventa sicuramente più facile superare anche la paura del giudizio che è spesso la conseguenza emotivo-affettiva dell’errore.
Come spiega Lucangeli (2019), non è tanto l’errore in sé a causare sofferenza agli alunni; piuttosto sono le emozioni negative vissute dallo studente a determinare in lui le tracce emotive profonde che, come spiegano le neuroscienze (Damasio,1994), sono difficilmente rimovibili e determinano spesso percorsi implosivi. Martin Seligman (1967) definisce il “circolo vizioso dell’impotenza appresa” come la condizione di chi, in seguito a una serie di insuccessi e di frustrazioni, sviluppa la convinzione di non poter più uscire dalla situazione di insuccesso attestandosi nella condizione di blocco e passività in attesa di un aiuto esterno.
Quali sono le emozioni legate all’insuccesso? La delusione per non aver saputo rispondere alle richieste degli adulti (insegnanti e/o genitori), la mortificazione per sentirsi diverso e incapace rispetto a chi invece ha eseguito correttamente il compito (“io non valgo nulla“), la rabbia con se stessi o con altri nella attribuzione della causa del proprio fallimento, la paura per le possibili conseguenze (“se ho preso un brutto voto cosa penseranno/ diranno/ faranno i miei genitori?” ).
Se un alunno impara, ad esempio, che dopo un errore segue un’umiliazione, una derisione o una sfuriata da parte della figura adulta (genitore o docente) comincia a temere di poter di nuovo ricadere in uno sbaglio e questa associazione potrà diventare stabile nella sua memoria sviluppando la tendenza ad abbassare continuamente la richiesta a sé stesso pur di evitare un successivo fallimento. La sua mente, memore degli insuccessi sperimentati, rafforzerà la convinzione di non potercela fare, e andrà in picchiata verso la caduta della motivazione.
Va ricordato che al contrario , la condizione in cui l’alunno, pur sperimentando l’errore, ne diventa consapevole e, ragionando su ciò che lo ha determinato, mette in atto anche le strategie per il suo superamento, la soddisfazione del risultato ottenuto non solo si attesta in memoria come emozione gratificante e da perseguire ma pone il presupposto perché lo studente si avvii, in modo pervasivo , a ricercare le possibilità di ulteriori momenti di riconoscimento della sensazione positiva che gli ha rinviato l’immagine di studente capace e competente.
Nella sua ultima pubblicazione che si pone come manuale di buoni approcci educativi, Daniela Lucangeli (2025), parlando dell’errore così conclude :
“Ricordiamoci sempre che la mente NON può NON sbagliare. Quindi accogliamo l’errore e trasformiamolo in risorsa. Per ottenere questa trasformazione, è fondamentale che gli adulti si pongano come alleati degli alunni. Essere un alleato non significa ignorare l’errore, ma utilizzarlo come strumento per comprendere le difficoltà del ragazzo e aiutarlo a superarle. Non mi stancherò mai di dire che questo richiede empatia, pazienza e la capacità di trarre da ogni sbaglio una lezione condivisa.”
Ed è con queste convinzioni, che ispirano la nostra azione educativa, che anche noi della Scuola Sacra Famiglia dedichiamo l’anno scolastico 2025-26 alla trasformazione degli errori in tante buone occasioni per rifletterci e diventare grandi imparando a sviluppare la resilienza di fronte alle difficoltà che, nella vita, non mancheranno di presentarsi.
Buon anno scolastico a tutti!
RIFERIMENTI BIBLIOGRAFICI
Baldini, M.,2013, Virtù dell’errore. Fra epistemologia e pedagogia, La Scuola.
Cornoldi C. e altri, 2018, Processi cognitivi, motivazione e apprendimento, Il Mulino.
Dewey J., 1954, Il mio credo pedagogico. Antologia di scritti sull’educazione, La Nuova Italia
Lucangeli D. , 2019, Cinque lezioni leggere sull'emozione di apprendere, Trento.
Lucangeli D., 2025, La scuola che vorrei, Erickson
Montessori M., 1949, La mente del bambino, Garzanti
Perkinson H.J., 1979, Learning from our mistake, “ETC: A Review of General Semantics”,
Popper K. (1972), Congetture e confutazioni, il Mulino.
Seligman, M.E. & Mayer, S.F. ,1967, Failure to escape traumatic shock. Journal of Experimental Psychology