Ogni settembre, quando i nuovi alunni della prima primaria varcano la soglia del percorso bilingue, portano con sé un bagaglio prezioso: la curiosità. È questa la chiave che apre loro le porte dell’apprendimento in una seconda lingua, l’inglese, che fin da subito diventa parte viva della loro vita scolastica.
Nelle scuole italiane che offrono un percorso bilingue, infatti, l’inglese non è solo una materia da studiare, ma una vera e propria lingua di vita quotidiana. È il caso dei bambini di sei anni che, fin dal primo anno della scuola primaria, imparano a leggere, scrivere e scoprire il mondo anche in inglese.
In queste classi, la literacy e le attività di conoscenza del sé, della comunità, del mondo e delle relazioni sono insegnate direttamente in lingua inglese. I bambini imparano così a usare l’inglese non soltanto per comunicare, ma per pensare, comprendere e costruire significati. La lingua diventa un ponte che collega le loro scoperte quotidiane: dai primi libri letti insieme alle riflessioni sulle emozioni, sulle regole e sul rispetto reciproco.
A sei anni il cervello è straordinariamente plastico. Le ricerche — da Eric Lenneberg a Jim Cummins — mostrano che l’esposizione precoce a due lingue favorisce lo sviluppo cognitivo e la flessibilità mentale. I bambini italofoni che imparano l’inglese in modo naturale e quotidiano attivano due sistemi linguistici che si rafforzano a vicenda: le competenze maturate in italiano aiutano a comprendere meglio la seconda lingua, e viceversa.
Durante le lezioni di literacy, i docenti guidano i bambini con un approccio fonetico-analitico (phonics), partendo dai suoni e dai segni della lingua per arrivare al significato. Attraverso storie, canzoni e letture condivise, i piccoli imparano a riconoscere le parole e a usarle in modo creativo. È una costruzione lenta ma entusiasmante: i bambini scoprono che la stessa parola può “suonare” e “apparire” in modi diversi nelle due lingue, sviluppando così una preziosa consapevolezza metalinguistica.
Nelle classi bilingui, i docenti italiani e madrelingua collaborano in modo integrato: progettano insieme le attività, favoriscono il passaggio da una lingua all’altra e valorizzano ogni piccolo progresso. L’obiettivo non è la perfezione grammaticale, ma la fiducia nell’uso della lingua. L’errore non è un ostacolo, ma un segnale di crescita: significa che il bambino sta sperimentando, ipotizzando, cercando il proprio modo di esprimersi.
Crescere bilingui significa sviluppare una mente più aperta, capace di passare da un codice all’altro e di guardare la realtà da prospettive diverse. I bambini imparano che non esiste un solo modo di dire le cose — e quindi, in fondo, neanche un solo modo di pensare.
In un mondo dove le lingue si incontrano ogni giorno, la scuola bilingue è un piccolo laboratorio di cittadinanza globale. Qui la curiosità si fa voce, e la voce diventa conoscenza.