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    511. PRIMARIA SBS. Sul bilinguismo: risponde l’insegnante

    511. PRIMARIA SBS. Sul bilinguismo: risponde l’insegnante

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    Come insegnante del percorso bilingue della nostra scuola, nei colloqui e nelle giornate di Open Day, incontro spesso genitori pieni di entusiasmo ma anche di dubbi legittimi sull’apprendimento dell’inglese come lingua seconda. Ecco le risposte, frutto di esperienza e continua formazione, ad alcune domande che mi vengono poste.

    “Mio figlio non rischierà di confondere le due lingue?”

    Questa è probabilmente la preoccupazione più comune, ma posso rassicurare che i bambini hanno una straordinaria capacità di tenere separate le lingue fin da piccoli. Potrebbe capitare che, soprattutto nelle fasi iniziali, mescolino qualche parola italiana in una frase inglese (o viceversa), ma questo è perfettamente normale e temporaneo. Non è confusione, è il cervello che lavora in modo efficiente, attingendo al vocabolario disponibile mentre costruisce le competenze in entrambe le lingue. Con il tempo e l’esposizione costante, questa fase passa naturalmente.

    “Non è troppo piccolo per imparare una seconda lingua?”

    Al contrario! I primi anni di vita rappresentano il periodo ideale per l’apprendimento linguistico. Il cervello dei bambini è straordinariamente plastico e ricettivo. A 3 o 6 anni, i bambini apprendono l’inglese nello stesso modo naturale con cui hanno imparato l’italiano: attraverso l’ascolto, l’imitazione, il gioco e l’interazione quotidiana. Non studiano regole grammaticali, ma assorbono la lingua vivendola. Più iniziamo presto, più il processo è spontaneo e privo di sforzo.

    “Mio figlio è in un ‘periodo silenzioso’ e non parla inglese. Devo preoccuparmi?”

    Assolutamente no. Il “periodo silenzioso” è una fase normalissima e prevista nell’acquisizione di una seconda lingua. Durante questo tempo, che può durare settimane o mesi, il bambino sta ascoltando attivamente, elaborando suoni, parole e strutture. Sta costruendo le fondamenta linguistiche. Improvvisamente, quando si sentirà pronto, inizierà a produrre parole e frasi. È come quando ha imparato a camminare: c’è stato un lungo periodo di osservazione e preparazione prima dei primi passi. La pazienza è fondamentale.

    “Non parlo inglese. Come posso aiutare mio figlio a casa?”

    Non dovete insegnare inglese a casa, né sentirvi inadeguati! Il vostro ruolo è diverso e altrettanto prezioso. Potete creare un ambiente positivo verso la lingua: ascoltate insieme canzoncine inglesi, guardate cartoni animati in inglese, celebrate i piccoli progressi. Se vostro figlio vi dice una parola in inglese, mostrate interesse e entusiasmo. L’atteggiamento positivo verso il bilinguismo vale più di qualsiasi lezione. A scuola ci occupiamo noi dell’insegnamento strutturato.

    “Quando vedrò i risultati? Mio figlio frequenta da mesi ma dice solo poche parole…”

    L’apprendimento di una lingua è un processo graduale e non lineare. I progressi più evidenti non sono sempre quelli che si vedono subito. Vostro figlio sta sviluppando la comprensione, la pronuncia, la confidenza. Nelle prime fasi, la comprensione è sempre molto più avanzata della produzione. Fidatevi del processo: i risultati arriveranno, e quando arriveranno, vi sorprenderanno. Alcuni bambini iniziano a parlare dopo sei mesi, altri dopo un anno. Ognuno ha i suoi tempi, e va bene così.

    “Il percorso bilingue sottrae tempo alle altre materie?”

    No, anzi! Attraverso l’inglese non insegniamo solo la lingua, ma anche contenuti trasversali: storia, geografia, scienze, arte e tecnologia. I bambini imparano a raccontare, a riconoscere forme e colori, a cantare e creare in entrambe le lingue. Il bilinguismo potenzia anche abilità cognitive generali come la memoria, la concentrazione, la flessibilità mentale e la capacità di problem-solving, che beneficiano tutte le aree dell’apprendimento.

    “E se mio figlio si sentisse frustrato o sotto pressione?”

    La nostra metodologia è basata sul gioco, sulla routine e sulla naturalezza. Non ci sono giudizi, pressioni o ansie da prestazione. L’inglese entra nella vita dei bambini come parte della giornata scolastica, attraverso canzoni, storie, giochi, attività divertenti e attività di autovalutazione in cui il bambino è chiamato a prendere pian piano coscienza dei propri progressi e delle proprie fatiche. Se un bambino mostra resistenza, adattiamo l’approccio, rispettiamo i suoi tempi e continuiamo a rendere l’esperienza positiva e piacevole. L’obiettivo è che amino la lingua, non che la temano.

    Spero che queste risposte abbiano chiarito alcuni dubbi. Il percorso bilingue è un regalo prezioso che state facendo ai vostri figli, e tutti noi insegnanti ed educatori siamo qui per accompagnarli (e accompagnarvi) in questa avventura linguistica.

    Client

    A cura di Alessandro Ubbiali, Insegnante di Inglese e discipline CLIL

    Date

    22 Novembre 2025

    Tags

    Bilingual school

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