LETTERA IN MEMORIA DI PADRE EDOARDO ROTA

Caro padre Edoardo,

le leggo queste semplici righe, anche a nome dei miei confratelli, attraverso le quali desideriamo ringraziarla di vero cuore per essere stato con noi un confratello come religioso della Sacra Famiglia, e verso di noi una guida davvero luminosa, significativa, importante (nel mio caso lei è stato mio formatore in seminario, mio superiore generale e poi anche mio dirigente scolastico).

  1. La ricordiamo come religioso confratello: nei primi anni ’90 del secolo scorso, lei coniò uno slogan divenuto famoso in congregazione in cui affermava: la Sacra Famiglia è la mia famiglia. A questa famiglia lei ha dedicato la sua vita per quasi 60 anni, essendo entrato appena 12enne nel nostro seminario, in quell’indimenticabile luogo di città alta a Bergamo, detto San Martino, che per molti di noi, e per lei prima di noi, fu una sorta di piccola Nazaret, in cui avvenne l’esperienza di rimanere indelebilmente folgorati dalla memoria della tenerezza di Dio. Una famiglia che lei desiderava sempre più bella, sempre più capace di comunicare la gioia del vangelo alle giovani generazioni ed il senso di una vita spesa liberamente per amore di Gesù, nel solco spirituale tracciato dalla nostra fondatrice, madre Cerioli. Questo per lei avvenne non senza momenti di forte travaglio e di intensa ricerca, ricerca da lei coltivata ancora fino a pochi giorni prima della comparsa in lei dei sintomi legati al virus del covid-19.
  2. La ricordiamo come guida: in uno dei tanti nostri dialoghi passeggiando sui colli di Bergamo alta, a poche settimane dalla mia ordinazione presbiterale (oltre 27 anni fa), io le manifestai la mia trepidazione: e se non ce la facessi alla lunga a restare religioso-prete Sacra Famiglia? Lei mi rispose: metti questo paletto nel tuo cuore dicendo a te stesso: “qualunque cosa succeda, io resterò per sempre religioso-prete Sacra Famiglia”. Quelle parole mi trasmisero una pace del cuore molto profonda ed in diversi casi ne ho sperimentato la concreta verità. Lei ci ha guidato in un’opera molto coraggiosa che, attraverso la sua notevole azione di reinterpretazione e di riattualizzazione del lascito della fondatrice, ha sprigionato energie, scelte ed azioni educative davvero innovative all’interno della nostra piccola famiglia religiosa, per l’avvenire e la pienezza di vita delle giovani generazioni, giovani generazioni che lei ci insegnava ad accostare attraverso: la paternità adottiva e soccorrevole, la fraternità, la solidarietà, l’empatia e la prossimità. Non possiamo dimenticare la sua presenza qui a scuola, la si vedeva sbucare da ogni anfratto possibile di essa…, né la rara lungimiranza, capacità di analisi e lucidità mentale nella dimensione progettuale, non solo in sede di elaborazione teorica, ma anche di attuazione pratica che lei sapeva manifestare, sapendo buttare il cuore al di là dell’ostacolo e rendendo la nostra proposta educativa, didattica e formativa, quello che è oggi sotto gli occhi di tutti, anche a livello di provincia di Bergamo e di chiesa di Bergamo. Lei è stato guida luminosa, significativa, importante, anche perché lei ci metteva la faccia in prima persona, a volte con modalità un pochino aspre, ma di certo non si poteva dire: non sappiamo come la pensa davvero padre Edoardo, perché lei era molto chiaro, sapendoci sempre indicare, specialmente nei momenti di nebbia, come poterla attraversare con fiducia e coraggio, guardando al sole che ad un certo punto del nostro cammino sarebbe comunque tornato a splendere, come se lei fosse già oltre la nebbia, pronto a nuove ricerche, nuove strade, ma sempre con lo sguardo fisso a Gesù ed affascinato da madre Cerioli.

Con gratitudine, stima ed affetto, da parte di noi suoi confratelli.

 

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