Con una riflessione sullo sfondo integratore 2026.2027 apriamo questa rubrica FUORI CLASSE. Nel duplice senso della parola: raccontiamo ciò che sta ‘fuori’ dalla classe ma che diventa linfa vitale, ma anche ciò che è il meglio del pensare l’educazione e la scuola sacra famiglia.
INTRODUZIONE
Da alcuni anni abbiamo preso la bella abitudine di aprire il primo giorno di scuola con un Convegno che mette a tema uno sfondo integratore per approfondire un aspetto della nostra relazione educativa. Lo sfondo integratore ‘educa’ Insegnanti/educatori e studenti, ma anche le famiglie.
Il tema scelto per questo 2026.2027 è COLTIVIAMO PENSIERI CREATIVI. In un tempo segnato da eccessi di pensieri narcisisti, omologati, arrabbiati lanciamo prima a noi stessi e poi ai nostri studenti la sfida di coltivare pensieri ‘creativi’, divergenti, paradossali come del resto ci insegna la vita.
Questo nuovo percorso si inscrive negli sfondi integratori di questi anni: se nel lontano 2022.3 ci siamo dedicati alla speranza del seminare per far crescere, abbiamo poi imparato a valorizzare le EMOZIONI (Educhiamo con la forza delle emozioni), a prenderci cura delle RELAZIONI (Educhiamo alla cura delle relazioni) e infine a trasformare gli ERRORI in opportunità (Trasformiamo gli errori in opportunità) e, quest’anno il coraggio di coltivare pensieri creativi.
In definitiva piano piano stiamo crescendo in una nuova coscienza educativa e pedagogica e ci pare stia emergendo come un «abbecedario dell’educare sacra famiglia».
Il CONVEGNO di oggi nasce da un paziente lavoro metodologico degli staff coordinati delle due scuole. Il tema viene sviluppato seguendo tre piste che fanno riferimento al nostro stile educativo: percorso carismatico (Cerioli), percorso pedagogico (quale stile educativo) e percorso didattico (quali azioni didattiche?).
PERCORSO CARISMATICO
Educare è «come dare una seconda creazione» (Cerioli)
L’ispirazione originaria: la storia di s. Paola Elisabetta Cerioli
p. Gianmarco Paris
Educare è «come dare una seconda creazione». Con questa espressione s. Paola Elisabetta Cerioli ci offre una immagine significativa di come lei viveva e intendeva la missione educativa, visione che ispira in ogni tempo il progetto educativo delle Scuole della Sacra Famiglia.
Nel convegno formativo che ha aperto l’anno scolastico 2026/27 delle Scuole di Martinengo e Orzinuovi abbiamo riflettuto su questa espressione sintetica della Fondatrice. Per valorizzare le idee di questa donna - che appartiene a tutt’altro mondo rispetto al nostro – e per attualizzarlo nei nostri progetti educativi, è necessario interpretare la sua esperienza di vita e i semplici scritti che ci ha lasciato, con le categorie teologiche e pedagogiche del nostro tempo, in modo che ella parli ancora a noi oggi in modo diretto e efficace. È quello che abbiamo cercato di fare durante il Convegno: abbiamo preso la sua sintetica frase sull’educazione (è come dare una seconda creazione) e l’abbiamo fatta passare nel filtro ermeneutico della teologia, della pedagogia e della didattica del nostro tempo.
Alla lettura teologica è spettato il compito di restituirci gli elementi fondamentali del significato della categoria biblica di creazione. Essa esprime non tanto un’azione di Dio che ha dato inizio al mondo ma un suo modo di essere costantemente in rapporto con esso. I saggi di Israele che hanno scritto sulla creazione volevano spiegare come il mondo è nato ma perché esso è fatto e funziona come quotidianamente lo sperimentiamo; perché la vita umana si svolge così, perché si gioisce, perché si soffre. In una parola, il racconto della creazione intende rispondere alle domande sul senso dell’esistenza. E lo fa comunicando – nell’intreccio delle storie e dei simboli, alcune essenziali convinzioni di fede sul mondo e sulla vita: Dio è l’origine di tutto ciò che esiste; tutto ciò che ha creato è bello/buono; l’uomo e la donna sono in un certo senso al centro di tutta la creazione; li ha creati “a sua immagine e somiglianza”: mentre l’immagine è già data in partenza, la “somiglianza” con Dio è un compito affidato alle loro mani, che si realizzerà nella misura in cui sapranno “assoggettare la terra e dominare sugli animali”, con lo stile di Dio, che è quello di una potenza mite, non violenta. Ciò che prima di tutto devono dominare è la loro “animalità” interiore, la tentazione di usare la violenza e non la mitezza. Insomma, la creazione è un dono di Dio e al tempo stesso un compito per l’uomo e la donna. Si apre dunque lo spazio per una “nuova creazione” (che possiamo intendere anche come “seconda creazione”): Dio innamorato dell’uomo fa di tutto per offrirgli le condizioni per realizzare la somiglianza con sé, fino a mandare il suo Figlio unigenito nel mondo per rivelare in gesti e parole umane (quindi comprensibili e imitabili) la strada di questo compimento. Guardando a Gesù, l’uomo e la donna possono realizzare la loro somiglianza, mediante scelte di vita fatte in piena libertà e per amore.
In questo quadro possiamo comprendere l’idea di educazione della Fondatrice come ciò che favorisce le nuove e continue nascite cui è chiamato l’essere umano, sin dai primi anni di età e come l’insieme delle azioni che aiutano la persona a diventare ciò che è chiamata in profondità ad essere. Per questo ella diceva alle sue compagne educatrici: “Il vostro amore deve attingere ad una sorgente pura, deve avere una mira alta e spirituale: dovete, senza negligentare il corpo, formare lo spirito delle vostre Figlie sulle massime del Vangelo, il loro cuore sul modello di quello di Gesù”. Rispettando e valorizzando la libertà dell’educando, l’educatore indica un modello concreto, con dei valori riconoscibili e apprezzabili anche da chi una fa una esplicita scelta religiosa o non vive una consapevole appartenenza ecclesiale.
PERCORSO PEDAGOGICO
Del pensiero divergente e convergente
prof. Giacomo Paris
L’avventura pedagogica -in quanto appunto essenzialmente “cammino”- non può accontentarsi di essere previsionale: essa, piuttosto, è per natura costantemente aperta, disponibile al nuovo, piegabile all’umano oltre ogni ipotetico schema.
In questa dimensione e in questa direzione si muove l’agire dell’insegnante: l’apprendimento è significativo nella misura in cui l’alunna o l’alunno riesce a entrare dentro di sé, incontrando la sua (propria) interiorità in modo dinamico.
Il movimento dell’apprendimento vero non è fuori (docente)/ dentro (alunno) o dentro (alunno) / fuori (docente) ma dentro (alunno) /dentro (alunno). In questo senso l’insegnante non incarna un potere ma testimonia una condivisione creativa.
L’insegnante non è un padrone, è uno sherpa: indica la via e aiuta a portare il carico, non impone ma condivide il sapere, lo regala. Soprattutto l’insegnante permette ad ognuna e ad ognuno di realizzare il “sogno”, di inventare “la strada”.
PERCORSO DIDATTICO
Cosa significa per noi ‘coltivare pensieri creativi’?
prof.ssa Laura Ferretti
Coltivare… penseri… creativi. Lo sfondo di quest'anno sollecita il nostro agire professionale, ma ancora di più ci richiama a ripensare il nostro stare a scuola in un orizzonte di senso ben più ampio.
Coltivare è cura amorevole, è pazienza, è speranza che dalla crescita dei ragazzi nasca sempre qualcosa di meglio e di grande. E se l'oggetto della nostra cura sono i pensieri, e i pensieri creativi, allora la sfida vera è chiedersi in quale contesto, con quali attenzioni e strategie è possibile far nascere pensieri, e non solo spingere gli studenti a pensieri già codificati, ancorché corretti.
Sostenere la creatività significa comprendere che essa non è anomalia del pensiero, ma caratteristica profondamente umana, che essa non è lasciare libero sfogo a ogni espressione di sé decontestualizzata, ma curare l'ambiente di apprendimento in modo che gli alunni siano portati alla meraviglia di vedere oltre ed altro, a formulare nuove soluzioni, nuove ipotesi che poi nel dialogo educativo vengano rielaborate.
Il cuore della riflessione comunque, per quanto incarnato in scelte quotidiane di ordine metodologico, resta pedagogico e umano.
Rendere viva la didattica, renderla adattabile a tutti ed a ciascuno è dare concretezza al concetto di educazione come nuova creazione; ripensare l'ambiente di apprendimento come intreccio di luoghi, tempi, relazioni sane e sfide cognitive: sono tutti aspetti di un unico movimento, quello di un insegnante che agisce come mediatore e guida, capace di accogliere prima di giudicare, di nutrire aspettative positive e di essere egli stesso modello di apertura e flessibilità.
Il docente quindi, nel pianificare l'azione didattica, distilla l'essenziale, nella logica del multum, e non multa, predispone ogni aspetto dell'ambiente di apprendimento, perché ogni studente nell'esperienza scolastica cresca in un processo continuo di creazione di sé.
Pensiamo a quanto profondo e generativo sia il termine somiglianza... in questa prospettiva, la somiglianza è costante creazione di sé, è crescita accudita ed accompagnata in un luogo dove i principi e il valore profondo di ciascuno diventano pedagogia.
Somiglianza è fiducia nella possibilità di crescita: il diritto di ciascuno a diventare il migliore se stesso possibile, in un contesto scolastico che sappia riconoscere l'umano che ci contraddistingue e coltivare, giorno dopo giorno, la ricchezza del pensiero divergente.
a cura di Antonio Consonni
SINOSSI: L’articolo riflette sul valore educativo della noia, spesso considerata un ostacolo all’apprendimento, ma capace di stimolare curiosità, autonomia e creatività. Attraverso un progetto interdisciplinare bilingue (CLIL) dedicato alla frutta e all’educazione alimentare, realizzato con una classe seconda della scuola primaria, si mostra come lasciare ai bambini tempo e spazio per osservare, esplorare e formulare domande spontanee possa favorire apprendimenti significativi. Il contributo, sostenuto da studi psicologici e pedagogici, invita insegnanti e famiglie a non intervenire immediatamente di fronte alla noia, riconoscendola come una possibile occasione per far maturare idee, immaginazione e desiderio di conoscere. Come la frutta, anche le idee hanno bisogno del loro tempo per maturare.
“Teacher, I'm bored!” Anyone who works with children is familiar with this phrase. It is usually received as a minor alarm signal: something is not working, and the teacher must intervene, propose an activity, and fill the void. Yet, while working with a bilingual second-grade class on an interdisciplinary project on fruit and food education, we came to realise that this void may, at times, become the most fertile ground available to us.
A Project Across Disciplines
The project originated from a simple question: where does the fruit we eat come from? From this question, three interconnected strands of inquiry emerged, conducted in both Italian and English.
In science, the children observed, cut, smelled and drew apples, plums, peaches, bananas, oranges, lemons and kiwis, identifying their seeds, peel and pulp and reflecting on what makes a fruit beneficial to the human body. In geography, they attempted to locate the regions where these fruits are grown, distinguishing between those native to our local area and those that travel thousands of kilometres before reaching our tables. They also took part in a fruit hunt in the school grounds, searching for hidden fruits. In history, they reconstructed the stages involved in preparing a fruit salad, reorganising and dividing the work process into temporal sequences.
The Content and Language Integrated Learning (CLIL) approach, which integrates subject content with a foreign language (Coyle, Hood & Marsh, 2010), enabled the children to use English not as a discrete subject but as an L2 tool for exploring the world.
The Moment When “Nothing Happens”
There was, however, one moment in the project that had not been genuinely planned. During an observation activity, the children were each given a whole fruit and a few minutes, without specific instructions. After an initial burst of enthusiasm came sighs and vacant stares conveying the inevitable question: “What now?”
We deliberately chose not to intervene immediately. Gradually, observations emerged that no worksheet could have elicited: Why are apples available all year round? Can bananas grow in cold climates? What does the skin of a kiwi feel like?
Some children began to classify the fruits by colour or taste, then by shape, and eventually by how much they “liked” them. From this initial boredom arose the freest and most personal thinking of the entire project. It also gave rise to the children’s curiosity about learning to prepare a delicious fruit salad in class.
What the Research Suggests
This is not merely an impression. The psychologists Sandi Mann and Rebekah Cadman (2014) demonstrated that participants who had completed a boring task subsequently performed better on divergent-thinking tests, that is, on measures of the capacity to generate multiple different solutions to the same problem. Benjamin Baird and colleagues (2012) reported a similar finding: allowing the mind to wander during a break facilitates the creative incubation of ideas.
In the field of education, Teresa Belton and Esther Priyadharshini (2007) urge schools to reconsider boredom not simply as an adversary to be overcome, but as an experience which, when appropriately supported, may lead children to seek stimuli and meaning within themselves. The psychoanalyst Adam Phillips (1993) characterises childhood boredom as a state of “suspended anticipation”, a period in which the child is unknowingly waiting for their own desire to emerge.
The Italian pedagogical tradition, moreover, had long recognised this. Gianni Rodari (1973) taught that imagination arises from the unexpected encounter between things, and Bruno Munari (1977) argued that creativity is not a mysterious gift but a skill developed by establishing connections among what one already knows. Establishing such connections, however, requires both time and space.
Slow Time, Even at the Table
A meaningful parallel can be drawn with food education. The Italian Ministry of Education’s guidelines (MIUR, 2015) emphasise the importance of a conscious relationship with food: recognising its origin, seasonality and flavour.
A fruit eaten hastily in front of a screen is a very different experience from one that is observed, smelled and savoured. Likewise, a thought “consumed” in haste differs from one that has been allowed to ripen.
Perhaps the most important lesson of this project lies precisely here: like fruit, ideas too need their season.
An Invitation to Families
The next time your children say “I’m bored”, try waiting a moment before suggesting something to do. You may discover that, when left alone with their thoughts (and perhaps with an apple in hand), children are capable of inventing ever new and different worlds.
Alessandro Ubbiali, CLIL Teacher
References
Baird, B., Smallwood, J., Mrazek, M. D., Kam, J. W. Y., Franklin, M. S., & Schooler, J. W. (2012). Inspired by distraction: Mind wandering facilitates creative incubation. Psychological Science, 23(10), 1117–1122.
Belton, T., & Priyadharshini, E. (2007). Boredom and schooling: A cross-disciplinary exploration. Cambridge Journal of Education, 37(4), 579–595.
Coyle, D., Hood, P., & Marsh, D. (2010). CLIL: Content and language integrated learning. Cambridge University Press.
Mann, S., & Cadman, R. (2014). Does being bored make us more creative? Creativity Research Journal, 26(2), 165–173.
MIUR. (2015). Linee guida per l'educazione alimentare [Guidelines for food education]. Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca.
Munari, B. (1977). Fantasia. Laterza.
Phillips, A. (1993). On kissing, tickling, and being bored. Harvard University Press.
Rodari, G. (1973). Grammatica della fantasia. Einaudi.
Per il nido i mesi di settembre e ottobre sono molto intensi, ricchi di emozioni da parte di tutti i protagonisti che lo vivono: bambini, educatrici e famiglie!
Con la fine dello scorso anno metà dei bambini del nido sono andati alla Scuola dell’Infanzia e così da inizio settembre si vive il fermento degli ambientamenti di nuovi bambini e il riambientamento di coloro che già frequentavano lo scorso anno.
È un faticoso periodo di instabilità, dove si è continuamente alla creativa ricerca di nuovi equilibri, di tranquillità e serenità.
Le educatrici sono fondamentali contenitori emotivi, pronte ad accogliere e dare un nome alle legittime reazioni ed emozioni dei bambini; sono un porto sicuro dove portare la tristezza, la nostalgia, le difficoltà, le lacrime, le urla, le rabbie… per affrontarle pian piano insieme. Dentro tutto questo groviglio di emozioni però è una soddisfazione iniziare a dare ordine e vedere i piccoli grandi passi: i primi sorrisi, le prime parole, i giochi, i momenti tranquilli, il riuscire a staccarsi tenendo lo sguardo sull’adulto, che sta sempre più lontano!
Le famiglie sono un alleato imprescindibile in questo delicato momento! Sono coloro che riempiono i contenitori emotivi a casa, lasciando nei bambini il ricordo di un po’ di casa anche quando loro non ci sono; sono coloro che salutano in modo sicuro e con tanta fiducia nell’educatrice e nel nido che hanno scelto. Sono coloro che tornano con le braccia aperte e un sorriso (anche se magari con gli occhi ancora un po’ lucidi!), certi che ogni giorno sarà sempre meglio!
Il gruppo dell’equipe educativa (educatrici, dirigenza, ma anche la nostra super-ausiliaria!) sono presenze, che non fanno mancare pensieri, sostegno e parole di incoraggiamento. Ci ricordano che questo periodo turbolento genera crescita e presto saremo pronte e nuove sfide e novità!
Monica Manenti e l’équipe educativa del Nido
Ascoltando i desideri delle ragazze e dei ragazzi che terminavano la scuola Sacra Famiglia dopo un lungo cammino di anni, il direttore della Secondaria con insegnanti ed educatori ha raccolto la sfida di riavviare il gruppo degli ex alunni. Presentiamo qui la lettera che è stata inviata per ripartire insieme
Ciao ragazzi e ragazze, sembra ieri che camminavamo per i corridoi della nostra Scuola Sacra Famiglia, tra l’ansia per un'interrogazione di terza media e le risate durante la ricreazione. Eppure, da quegli anni, le nostre strade si sono temporaneamente divise, ognuno di noi è cresciuto, ha intrapreso nuovi percorsi di studio o di lavoro e ha collezionato nuove esperienze. La scuola Secondaria è stata un periodo fondamentale: il momento in cui abbiamo iniziato a capire chi volevamo diventare e nel quale sono nate amicizie che, anche se a volte si sono perse di vista, hanno lasciato un segno profondo.
Per questo motivo abbiamo pensato che fosse arrivato il momento di ritrovarci di persona. Vogliamo invitarvi a un incontro speciale dedicato a tutti voi ex alunni (attuale prima e seconda superiore). Non sarà solo un'occasione nostalgica per ricordare i "vecchi tempi" o per raccontarci cosa facciamo oggi, ma vogliamo che sia anche un punto di partenza di un cammino insieme: il nostro desiderio è quello di raccogliere idee, spunti e proposte per costruire insieme un percorso che continui nel tempo, fatto di attività, momenti di confronto, volontariato o semplici occasioni di ritrovo.
La Scuola Sacra Famiglia è stata una base importante, ma la comunità giovanile che potremmo insieme potrebbe diventare una nuova occasione di vita e di crescita.
Ci incontreremo Domenica 25 di Ottobre dalle 16:00 alle 18:00 presso la scuola secondaria della Scuola Sacra Famiglia per vivere un momento iniziale di saluto, una preghiera, la nostra proposta e poi uno spazio di condivisione per le vostre idee e proposte per il futuro. Concluderemo con una buona merenda per fare due chiacchiere in totale relax.
Il vostro punto di vista e la vostra presenza saranno importanti per capire quale direzione dare a questo nuovo percorso.
Non vediamo l'ora di reincontrarvi e di ascoltare le vostre storie e proposte. Più siamo, più valore avrà questo momento.
p. Luca Pelis, prof. Marco Gamba, educatore Andrea Canali, team Sacra Famiglia
Prima tappa del progetto continuità: i ragazzi di quinta incontrano i compagni più grandi delle classi seconde
Il momento è arrivato: i ragazzi di quinta hanno fatto il loro primo passo verso la scuola secondaria. Accolti dagli alunni delle classi seconde, hanno scoperto che il “grande salto” fa meno paura quando a guidarti c’è chi ci è già passato.
Stessa scuola, ma un piccolo salto che richiede coraggio. La secondaria si trova nello stesso complesso della primaria, eppure i ragazzi lo sanno: cambiare edificio significa cambiare mondo. Gli spazi sono familiari, ma le regole, i ritmi e le responsabilità sono nuovi. Per questo servono un pizzico di coraggio e la voglia di mettersi in gioco.
Nei giorni precedenti l’incontro, tra i banchi della primaria, le domande non mancavano. Come sarà la nuova scuola? Riuscirò a fare nuove amicizie? I professori saranno severi? Quanti compiti ci saranno? Insomma, un nuovo ambiente e tante curiosità.
Alla secondaria ci sono tanti docenti, uno per ogni disciplina, ciascuno con il suo stile. «Cosa succede se dimentico il quaderno? E se non capisco una spiegazione?». I ragazzi di seconda hanno rassicurato: i professori sono lì per aiutare, basta chiedere. L’autonomia richiesta è maggiore, ma cresce poco a poco. Arrivano materie mai incontrate prima: lo spagnolo, che apre la porta a una nuova lingua e a una nuova cultura, e la tecnologia, dove si impara progettando, disegnando e costruendo. Italiano, matematica e tutte le altre discipline si approfondiscono. Si impara a usare il diario in modo diverso e a organizzare lo studio da soli. «Il segreto», hanno raccontato i più grandi, «è non rimandare e fare un po’ ogni giorno».
Che cosa resta dopo questa prima tappa?
La curiosità ha superato la paura. Qualche timore c’è ancora, ed è naturale, ma ora ha un volto amico. Il percorso di continuità proseguirà con nuovi appuntamenti, perché il passaggio tra due scuole sia un cammino accompagnato e non un salto nel vuoto.
Le Insegnanti delle classi 5^
Care amiche, cari amici riprendiamo la nostra «Newsletter dell’educazione e della scuola Sacra Famiglia» attraverso la quale dal 2021 stiamo raccontando «il bello dell’educare figli e del fare scuola Sacra Famiglia» in questi tempi così sfidanti ma meravigliosi. Con la collaborazione e passione di insegnanti ed educatori nel nostro archivio trovate il racconto della nostra vita con 552 articoli e ogni settimana hanno ricevuto la nostra lettera circa 3.300 famiglie. E sappiamo che tutto questo genera cultura e visione, cioè un modo di pensare e di riflettere l’educare e il fare scuola che alimenta speranza e voglia di vivere. La newsletter è anche un modo per sentirsi parte di una ‘famiglia educativa’ davvero meravigliosa! Con questi intendimenti riprendiamo a raccontare, non più ogni settimana, ma una volta al mese, sollecitando la presenza anche dei genitori. Buon Ottobre .
la Redazione
