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294. Formazione. I comportamenti problema in aula.

294. Formazione. I comportamenti problema in aula.

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Scrive il Prof. Luigi D’Alonzo in un recentissimo articolo su L’Avvenire (29 settembre 2023) presentando un significativo Convegno sugli alunni problematici: «Gli alunni delle scuole italiane sono sempre più difficili... Nonostante l’impegno quotidiano di molti insegnanti, infatti, sono fortemente in aumento i casi di alunni che vivono con profondo disagio i tradizionali ritmi scolastici, che dimostrano un diffuso disimpegno per le attività di studio e che sovente mettono in luce comportamenti e atteggiamenti non idonei ai normali parametri di convivenza relazionale che l’esperienza scolastica impone».

Quest’anno la direzione educativa che, come scuola, abbiamo scelto di assumere quale sfondo integratore delle proposte riguarda il “prendersi cura delle emozioni”; per questo ci è sembrato importante, in un recente collegio docenti della primaria, fermarci a riflettere con gli insegnanti per cercare di capire come affrontare le situazioni di forte disregolazione emotiva che emergono nelle classi.

Gordon (2014) definisce un comportamento problematico un “messaggio”, qualcosa che le persone dicono o fanno per comunicare od ottenere qualcosa. Il comportamento che si traduce in una interazione ha sempre infatti un valore fortemente comunicativo, come sostengono i teorici della Pragmatica della Comunicazione Umana (Watzlawick, Beavin e Jakson 1971) mentre, secondo altri autori (Carr et al. 2016) è fondamentale tenere presente che, di fatto, i comportamenti problematici vengono manifestati poiché il soggetto vuole raggiungere una precisa finalità.

Spesso, il disagio vissuto all’interno delle aule non ha niente a che fare con la scuola e, come capita di registrare, molte volte accade che i bambini portino in aula la loro sofferenza maturata altrove ed evidenzino comportamenti esplosivi collegati alle difficoltà dei contesti familiari o sociali in cui vivono. È sempre Carr (2016) a rilevare che un soggetto impara ad assumere precisi modelli comportamentali proprio facendo riferimento al contesto sociale nel quale agisce. Si tratta quasi sempre di comportamenti sfidanti ed oppositivi, di atti aggressivi sia sul piano fisico che su quello del linguaggio, che violano le norme sociali e i diritti altrui e che si manifestano in modo imprevedibile nelle diverse attività sia di lavoro che di gioco.

In accordo con il prof. D’Alonzo (2023) noi riteniamo che non possono essere attribuite alla vita scolastica il disagio, il disadattamento e il carico di sofferenze più o meno consapevoli che condizionano la vita di questi alunni ma questo non significa affatto che la scuola non se ne debba far carico. Sicuramente va preso atto che le classi oggi non sono più quelle che eravamo abituati a conoscere solo una decina di anni fa. Oggi nelle nostre aule entra tutta la complessità dell’extrascolastico, entrano le fragilità emotive che troviamo nelle relazioni tra le persone, le difficoltà dell’educare sul piano sociale e familiare, la perdita dei valori e il condizionamento dei social. E gli alunni che entrano in classe con comportamenti disfunzionali sono i portatori di vissuti esasperati che costruiscono blocchi emotivi o cognitivi, che comunicano situazioni di appiattimento affettivo già molto marcato nonostante l’età, spesso maleducazione, scarsa autonomia, disadattamento rispetto alle normali regole della convivenza civile. Lo stesso papa Francesco (“Amoris laetitia”, 2016) ha messo in luce come la rottura del patto educativo tra scuola, famiglia e società abbia portato a indebolire il ruolo della scuola in quanto i molti soggetti che dovrebbero tutelare la relazione educativa vengono meno a tale compito o pensano di poterlo delegare ai docenti.

Ciò che invece noi come scuola continuiamo a rimarcare con forza è che l’adulto costituisce sempre un riferimento significativo per gli alunni ed è lui che deve in primo luogo muoversi per affrontare il disagio. Qualsiasi adulto educatore, che sia docente o genitore o altro. Come ci ha ben insegnato Giuseppe Nicolodi (2013) l’alunno non è MAI un problema ma, caso mai, l’alunno HA un problema che l’adulto-educatore deve necessariamente prendere in considerazione. La prima mossa educativa richiesta alla professionalità docente è sicuramente quella dell’accettazione incondizionata dell’alunno e delle sue difficoltà nel tentativo virtuoso di accogliere la sua richiesta di aiuto e cercare le risorse e le modalità per affrontarla.

La letteratura insegna che tali comportamenti sono tipici della fase evolutiva e che, se non si innestano su patologie specifiche, sono sicuramente modificabili; affrontarli nel modo più adeguato serve sicuramente, se non a risolvere situazioni (alcune impossibili da chiarire a scuola dato che hanno origini extrascolastiche) almeno ad attenuarne la portata.  Compito della scuola di fronte a comportamenti esplosivi è quindi quello di capire quali sono gli elementi scatenanti e le condizioni che determinano maggiormente le crisi comportamentali e quali percorsi didattici possono fornire un supporto significativo.

Più che puntare a sanzionare i comportamenti disfunzionali, sul piano educativo vanno incentivati e valorizzati i comportamenti condiscendenti, quelli che si sforzano di aderire alle regole della convivenza e che puntano, anche se in modo maldestro, al benessere individuale e relazionale. Il Cooperative Learning è sicuramente un approccio didattico che funziona, che serve a dare sostegno alla prosocialità e a sviluppare competenze sociali. In gruppo infatti vengono messe in gioco e misurate le emozioni di ciascuno, vengono messe a disposizione le risorse di tutti per confrontarsi e procedere insieme in un clima cooperativo che sostiene la crescita individuale ma anche la gestione delle fragilità proprie ed altrui. Anche la tecnica del Circle Time (del discutere in cerchio i problemi relazionali cercando una soluzione condivisa) aiuta ad ampliare la gamma delle possibilità a disposizione dei bambini per andare oltre il proprio punto di vista e, attraverso i pensieri dei compagni, aiuta a spostare l’attenzione sull’evoluzione e non sulla sclerotizzazione del problema Dal punto di vista psicologico queste esperienze possono costituire rinforzi positivi importanti che aiutano i bambini ad avvicinarsi progressivamente al comportamento desiderabile.

Come scuola rimaniamo convinti che di fronte all’impulsività, all’aggressività e ai comportamenti di provocazione ci sono due tipi di competenze da sviluppare (Ianes e Macchia, 2008):

  • le competenze socio-affettive dell’ascolto, dell’accoglienza, della comprensione e della disponibilità personale e sociale;
  • le competenze di autovalutazione e di autoregolazione dei propri processi di pensiero, processi che si costruiscono nei bambini con l’aiuto e l’incoraggiamento degli adulti responsabili (insegnanti-educatori ma anche genitori-educatori).

Dietro la disregolazione comportamentale infatti ci sono sempre pensieri che possono aumentare o diminuire il disagio della persona, pensieri irrazionali che spingono il bambino a continuare a comportarsi in modo irresponsabile e inefficace (per ottenere attenzione, per modificare la situazione, per paura...) o pensieri razionali che puntano ad aiutarlo a capire, a farlo star bene e a rinforzare comportamenti appropriati.

Noi puntiamo quest’anno sulle esperienze di educazione emotiva perché riteniamo decisivo incentivare la crescita affettiva dei bambini e le loro ”emozioni di apprendere“ ( Lucangeli, 2019), aiutandoli a capirsi quando perdono il controllo o quando assumono comportamenti disadattivi,  recuperando a piccoli passi la loro consapevolezza che arriva solo con la pazienza del vigile ascolto. E rimaniamo in attesa dei loro progressi nella convinzione che “saranno pronti a rifiorire con ancora maggiore splendore” (Lucangeli)

BIBLIOGRAFIA

Carr E.G. e altri (2016), Il problema di comportamento è un messaggio, Erickson, Trento

Gordon T., (2014) Relazioni efficaci. Come costruirle, come non pregiudicarle. (Poli V., trad. ) Edizione La Meridiana

Ianes D., Macchia V. , (2008), La didattica per i Bisogni Educativi Speciali, Erickson, Trento

Lucangeli D., (2019), Cinque lezioni leggere sull’emozione di apprendere Erickson, Trento

Nicolodi G., (2013) , Il disagio educativo alla scuola primaria , Franco Angeli

Watzlawick, Beavin , Jackson (1971) “La pragmatica della comunicazione umana”, Astrolabio

Client

Luciana Ferraboschi, dirigente scolastica

Date

21 Ottobre 2023

Tags

Educare

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